NULL_4.6 (Synthese)

Installazione del Collettivo Instabile Morelli Mazzesi

Ci siamo. Siamo nell’orto. Partiti dal casuale ritrovamento di una bandiera greca a Bologna, scesi dall’auto.
Le connessioni si sono dirottate vicino alla storia, al teatro, alla memoria sbiadita. Aristofne e i falsi miti di guerre in parole. E allora siamo andati all’indietro, dove regna l’incerto, l’opaco racconto. Siamo andati a vedere cosa c’era nelle fotografie di un archivio storico.

Ci siamo andati col dubbio di non sapere cosa avremmo trovato oltre ai visi, agli uomini caduti, agli accadimenti con solo una data, quella di morte. Abbiamo trovato molto. Abbiamo rivoltato la carta, la fotografia, scoperto mondi, astrazioni e numeri, anche in luce tremenda.

Chiedendo i testi trascritti, abbiamo capito che sono più potenti delle immagini degli uomini ritratti. Ma non volevamo solo sapere cosa vi era scritto, non ci bastava raccontare una storia tra le tante ma rimarcare il vuoto. Quel vuoto. Volevamo annullare la vista dell’essere umano, quella che queste fotografie tornate da guerre, consegnano ai familiari in una cartolina o una lapide o nelle troppe storie di uomini tornati non in sé, disarmati da ogni passione.

Per rimarcare il tempo, abbiamo ammesso il gesto. L’agito che punge, il teatro appunto. Un battito al petto ogni 4.6 secondi, calcolo di distanza temporale per ogni caduto, negli anni sommati delle due guerre mondiali. Antico gesto dove Giobbe trova il conforto di avere un corpo e il timore di non avere Dio dalla sua parte. E poi la materia. Come cippi senza fotografie, come un cimitero di lapidi sempre più neutre nei tempi. L’inciampo dello scandalo andato perduto.

Ecco cosa desideriamo fare: mettere in difficoltà chi vuole vedere e vederci. Senza visi, senza sguardi, con parole poco leggibili come tutta la storia, e una luce stroboscopica a sigillare la visione difficile. 14 fotografie, tra rane e rose seccate, tra pietre di una trincea italiana e 14 cippi bianchi come la neve, azzurri come il cielo, rossi come il sangue. E una scatola. Latta, seconda guerra mondiale, Canada, come vi è scritto sotto. Parole per uomini privati d’identità, come stiamo tornando ora, appassendo alla tastiera come me. 2.19 di un Lunedì quasi mattina. Bianchi come latte di giorno.

Oscuri come la luce notturna. Null_ è uno zero, come noi, Gianni e Giovanna. E le donne? Ci saranno in noi, portatori di gonne al generare d’azione. Portatrici di dolore, portatrici di vita. Come ora, sempre.

amor plus se extendit quam visio_

COLLETTIVO INSTABILE MORELLI MAZZESI
Nasce quattro anni fa, da un incontro alla scuola d’arte Ramenghi; Maria Giovanna fa incisione, Gianni ceramica. Aprono una temporary gallery, la Galleria Instabile, ora crollata. I loro lavori sono complesse installazioni mixed media con fotografia, pittura, video, opere con materiali di recupero, sonorizzazioni, scritture e performance.
Nei primi due anni, si segnala il progetto “Concrezioni – mapping our differences #2” all’Oratorio di San Sebastiano a Forlì e il freudiano “Träume sind schäume”.
Nel 2017 sono a Londra per ARTROOMS, al SI Fest di Savignano sul Rubicone, a Santa Maria delle Croci a Ravenna e alle Pescherie di Lugo con “Rivoluzione.”.
Nel 2018 al Venturini di Massa Lombarda con “Love is in the air?” sul cinquantenario del ’68, con “Null_4.6” alla Galleria Santevincenzidue, a cura di Giulia Marchi, per Arte Fiera a Bologna e al Festival di Land Art “Terrena”. Entrambi fanno parte e curano mostre ed eventi per CRAC Centro Ricerca Arte Contemporanea in Romagna.

 

Installazione (Mixed Media)
Dimensioni variabili
2018

La ricerca delle immagini storiche è in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza di Alfonsine (RA).
Gli oggetti fotografati e non, sono stati ritrovati in natura e appartengono al Collettivo Instabile Morelli Mazzesi.

 

 

30 Marzo al 18 Aprile
11-13/16-20