Progetto “Ipogei di Ventotene”

Il primo approccio

Al venerdì prendiamo la strada di Formia, insieme a Steve ed a Maurizio, il nostro riferimento speleologico. Maurizio è colui che ha scoperto le cavità che andremo a documentare. Grazie all’unione delle idee e delle conoscenze tra Maurizio e Steve nasce questo progetto che l’Amministrazione dell’isola di Ventotene ha preso in considerazione. La macchina corre verso sud, ma la musica di Steve si lancia più a sud-est.L’aliscafo alle 3 del pomeriggio ci porta velocemente verso Ventotene, ormeggiamo dopo circa un ora e subito dopo cominciamo a smistarci nei rispettivi alloggi. Verso le 5 andiamo a piedi verso il sito ad effettuare una perlustrazione. La situazione non è pericolosa ma neanche tanto sicura, non è semplice e non è veloce.

Sopra ai due ipogei è stata costruita una casa, le cui sporgenze sono precarie.

Comunque scendo, sia mai. Arrivo fino al confluire delle due cavità e lo spettacolo che mi trovo davanti non è dei più edificanti. Data l’altezza delle due cavità di circa 5/6 mt, che si dipartono dall’ingresso come in una “L”, una montagna di rifiuti arriva quasi fino al soffitto e scende in forma conica verso i pavimenti, per forse 10 mt. Ora … non mi appresto minimamente ad azzardare discorsi etici, ma probabilmente per un periodo, non proprio corto, di anni, si è gettato a dismisura in quel buco di tutto. Nessuno ha mai detto nulla. Adesso noi dobbiamo andarci sopra e starci tutto il giorno. (sic!)

Il mio problema “fotografico” è quello di isolare quello che rimane libero dai rifiuti e permette una identificazione del luogo. Devo cercare di produrre una buona immagine, aiutato dalla luce di un faretto da 1000w, assoggettato però alla mancanza di corrente, che va’ e viene. Ma se la fotografia è l’arte del risolvere, in questo frangente se ne avrà la più palese dimostrazione.

Mi sono velocemente accorto che tutta la ricerca iconografica fatta in queste ultime settimane, se ne poteva andare velocemente a quel paese; dunque mi sono concentrato sul come potevo portare a casa il minimo indispensabile.

Definiti i punti di interesse ci siamo messi al lavoro e nel giro di un paio d’ore abbiamo definito qualcosa, nella prima zona di lavoro, mentre Marco (l’ingegnere della Idrogeo) lavorava nell’altra.

Fatta una pausa all’aria aperta ci sostituiamo di posizioni e mi appresto a fotografare li dove i segni della lavorazione della grotta si fanno più evidenti. Arriva il tardo pomeriggio e con l’evidente felicità di tutti, relativa al fatto di abbandonare quel dolomitico monnezzaio, usciamo a riveder le stelle (non senza fatica) e rientriamo alla base. Aspetto di non poco conto, che rallegra di colpo tutti, è la cena in serata al “Giardino”, sperando di arrivarci, che, personalmente, faccio fatica anche solo a parlare.

Tecnicamente l’esame fotografico l’ho intrapreso definendo tre punti di ripresa nei quali ho usato la mia Arca Swiss con il dorso Phase One IQ160, messa su cavalletto. Ho ottenuto delle immagini con una risoluzione di 8900×6700 px c/a utilizzabili a 300 dpi per una base di stampa di 76×57 cm (teorico negativo di base) nel formato 6×4,5. Ho lavorato cercando di restare nella zona dei 400 ISO e con diaframma chiuso a F16.

Negli altri approcci, quelli della ricerca dei dettagli, ho utilizzato la mia Leica M 262 ed ho lavorato a mano libera (mediamente tra ¼ e 1/15 a mano libera) cercando le particolarità di lavorazione delle cavità facendomi aiutare con il faretto alogeno da 1000 w che aveva Steve.

Un grande ringraziamento va a tutta la squadra che ha lavorato professionalmente e con collaborazione, in primis a Steve e a Maurizio e poi ai ragazzi dei rilevamenti laser della Idrogeo, Marco, Ilaria e Anna. Un ringraziamento anche agli altri componenti di Grana che hanno supportato fisicamente gli spostamenti (Giovanni e Caterina) e a tutti quelli che si sono comunque sentiti vicini nel progetto.

A breve una galleria con il lavoro prodotto. Spero il piccolo resoconto possa essere di aiuto e mi auguro che questo progetto sia di ampio respiro e porti la nostra associazione Grana a dei risultati positivi. Scusatemi ancora per la scarsa bravura nello scrivere.

Giovanni Cecchinato